L’equazione per il laccio perfetto, ci pensa un ricercatore australiano

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Un matematico australiano ha sviluppato un’equazione dedicata a un calcolo particolare che permette di definire il modo migliore per sistemare i lacci sulla propria calzatura. Questa comprende l’ordine migliore per i passanti e il tipo di laccio ottimale per contesti standard, un lavoro sviluppato quasi per gioco e apparentemente di poco conto ma ricco di risvolti interessanti.

Per la maggior parte di coloro che avranno visto l’equazione sviluppata dallo studioso australiano il tutto sarà sembrato una grande perdita di tempo che rispetto a problemi ben più impellenti non avrà avuto la stessa rilevanza. Eppure ognuno di noi ha un metodo diverso per affrontare il momento in cui, ogni mattina, prima di uscire, deve allacciarsi i lacci. Esiste chi decide di dribblare il problema con facilità indossando calzature come mocassini privi di stringhe per risparmiare tempi o fastidi, mentre altre persone dedicano alla cura della propria calzatura e dei dettagli ad essa riguardanti una misura ben maggiore di tempo della norma, con allacciature e sistemazioni particolari. Esistono invece i matematici come BurkardPolster, ricercatore dell’Università di Monash a Melbourne, in Australia, che decidono di scegliere sempre e solo l’opzione migliore, dopo approfonditi calcoli.

Secondo quanto stabilito dalle ricerche del matematico BurkardPolster, il modo migliore per infilare le proprie stringhe alle scarpe consta nella cosiddetta allacciatura piegata o a fiocco. Essa consiste nel far scorrere i lacci da un passante all’altro, dall’alto in basso incrociandoli poi nel mezzo, sfruttando tutti i passanti ma utilizzando una minore lunghezza di tessuto. Sottolinea il ricercatore, il metodo a dritto o a incrociato, quello più utilizzato, riscuote un maggiore successo perché effettivamente il più solido, ma quello piegato sa essere ben più efficace trovando un ottimo equilibrio tra economia del tessuto e resistenza del nodo. L’equazione prende in considerazione alcune determinanti come l’attrito, le asole, e il materiale, ed è stata per il ricercatore niente più di un simpatico passatempo, un modo curioso per rilassare la propria mente.

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