Come mai i lacci si slacciano?

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Un laccio ben fatto è per definizione indissolubile e molto difficile da slacciare senza una precisa forza esterna che agisca a tale scopo. Quando non siamo noi a tirare i lacci è evidente che deve essere qualche altra forza esterna a slacciarli, come due mani invisibili che ne disfano i nodi con forza. Un gruppo di ingegneri californiani ha studiato con passione il fenomeno, cercando di dare una risposta a un pressante interrogativo, come mai i lacci si slacciano?

Capita spesso a chi per passione si ritrovi a svolgere attività sportive di scoprirsi con i lacci da rifare, o ai genitori che cerchino di tenere a bada i propri figli vivaci, o a chi si ritrova semplicemente a fare un giro per strada rischiando improvvisamente di cadere. Ad occuparsi di questo interrogativo ci ha pensato una piccola equipe scientifica dell’Università della California Berkeley, che ha studiato le varie forze che agiscono in serie e in contemporanea sui lacci dando l’avvio a un processo di scioglimento che, una volta iniziato, procede inevitabile.

È stato l’ingegnere meccanico Oliver O’Reilly a filmare in slow motion due colleghi intenti a correre su due tapis roulant con ai piedi un paio di scarpe da ginnastica. Per analizzare le forze che agiscono sulle calzature è stato fissato un accelerometro. Si è così notato come un piede in corsa agisca con una forza pari a 7g sulla scarpa, ovvero sette volte maggiore di quella di gravità, molto simile a quella che subiscono gli astronauti di ritorno nell’atmosfera terrestre.

Il nodo reagisce di conseguenza, stringendosi e allentandosi, fino al momento in cui non subentra il movimento ondulatorio della gamba, che si sposta in avanti e indietro. Questo agisce con forza inerziale sulle estremità dei due lacci, tirando proprio come se un paio di mani invisibili stessero cercando di slacciarli. È la combinazione delle due forze che riesce laddove singolarmente non sarebbero mai riuscite altre forze, a disfare il nodo delle scarpe.

A partire dai lacci delle scarpe, la scoperta può avere risvolti capaci di comprendere nuove vie per praticare suture chirurgiche, analizzare meglio la struttura del DNA, per trovare un metodo migliore per fissare ai fondali sottomarini i cavi di varia natura.

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